Trinoro, maggio 2017

A Trinoro l’inverno trascorre tiepido con piogge sufficienti, la primavera segue mite e senza scosse termiche. Dal 15 aprile le viti si cominciano a muovere, un po’ in ritardo; l’anno prima si erano profuse in vini così ricchi che penso a qualche stanchezza delle piante; queste crescono rapidamente e nei primi dieci giorni di Giugno tutto il vigneto fiorisce in modo uniforme , mi convinco che le energie quest’anno sono intatte. L’estate si riconosce facilmente, sono queste le nuove estati di Trinoro: fresca, dal grazioso tono settentrionale e marino. I primi di Luglio cade uno sprazzo di grandine, anche se è solo su qualche fila. Questa è una novità a Trinoro, che è nascosta tra due montagne, ma è anche il segnale di uno stilnovo, di annate completamente diverse. Il carico dei pallini verdi si alleggerisce, si arrossa dopo meno di un mese; allora diradiamo e riduco anche la chioma alle piante. Le foglie si fanno subito chiare, smeraldine. Siamo arrivati alla “mezza età” della vigna; passa Agosto con due settimane di caldo, subito disperso dai venti. Viene da queste il risalto che crescerà nel corpo del vino 2016.

A settembre c’è pioggerella, scopro, affinchè prenda acqua, un’ uva bella e rotonda. Mite è il clima, di giorno e di notte; bianca la luna , cresce gradualmente in cieli più raffreddati, sosta sui vigneti. Vado in quello più primaticcio per assaggiare il primo chicco di merlot, è una gialla mattina del 18. Il nuovo sapore sta per qualche minuto nascosto dietro un velo sciapo e dolcigno ma poi si scopre. Mi oriento per la vendemmia, Il 23 vedo una prima vasca venirmi incontro in quella vigna precoce, su argille di mezza pianura , perchè l’ uva è piena, sganciata dai lacci vegetali, appena inchiostrata; la lascio ancora per una notte; il 24 raccogliamo uva che sta nelle prime soglie di fragranza di frutto , penso “sicuramente, un vino strepitoso”. Merlot eccitanti continuano a entrare in cantina il 27, il 29, e l’ultimo carico riesce a farcela in cantina alla fine del lungo giorno 30. All’alba, poi fino la sera nelle luci dei trattori. Uomini e donne vanno ancora a caccia di grappoli confusi nell’alone di una campagna ingigantita prima di stendersi nella notte.

Nei primi giorni di ottobre piove leggero sul cabernet franc, si asciugano i campi; decisiva, la luna sale. In due vigne l’uva pare essere sull’orlo della maturità il giorno 6, la vendemmierei l’8 ma è sicuro che pioverà quindi raccogliamo subito, prendendo anche un po dell’uva in pianura; Il 10 la luna sta alta al primo quarto quando l’uva matura per forza. Vendemmiamo; c’è già frutta magnifica sul ripido della montagna. Ci teniamo davanti a una parete di pioggia, le stazioni metereologiche avvisano, ma aspettiamo per tutto l’11. Il 12 riprendiamo la mattina presto. Campo dopo campo, in cantina si vede che il sugo scurisce nei bicchieri e sulle mani per lo stupefacente scatto in avanti della frutta, i valori delle analisi cambiano completamente. La valle diventa un mare di frutta nera da pigliare, la luna che avanza come un vessillo che trascinerà lo stile del vino nel lusso. Chiamati tutti i raccoglitori dal paese e dalla comunità curda dietro la montagna, durante il 12 e il 13 pigliamo tutto . Messe in fila le vasche sono piene di cabernet franc diversi tra loro, per i terreni da cui provengono;e secondo l’orario in cui i grappoli siano stati recisi.

Da qualche giorno si parla anche del 2016, perchè i vini che sono in cantina somigliano a dei fiori. Da Bordeaux, che ha avuto condizioni di tempo simile al nostro, cresce l’eccitazione; provano a raccontare questa stagione incerta che ha fatto una presa così leggera nella mente di tutti; ma succedono questi vini incredibili. Si scovano i diari di cantina. I resoconti sono simili.

– Andrea Franchetti