L’anno 2017

In una notte serena di fine aprile è arrivata una gelata così forte che le piane di fondovalle dal Chianti allo Chablis sono, oggi, nude di uva. Esci e la notte è troppo fredda, l’aria si ferma, le stelle sono rimpicciolite, più in là l’erba scricchiola sotto le scarpe; subito nel buio portiamo carri di legna, e ben presto sparsi dappertutto nella piana rovinano tra le scintille i mucchi di paglia e grossi tronchi. All’alba il fumo sta schiacciato sui campi come una coperta celeste e solleva e dilegua il gelo dalla terra, per cui oggi le mie vigne sono alte e verdi, e conto il peso di chicchi rotondi nascosti sotto foglie scure, nascosti adesso da questo maligno faro del sole.

Il gelo passava allora su una terra già completamente siccitosa e fino a oggi, ancora non piove; ci sono 45 gradi e un lume di rame che balla nella lontananza delle argille e dietro agli occhi. Ancora una volta, per la siccità come per il gelo il rimedio viene di notte. quando Le foglie aprono i pori nel buio e per sessanta giorni ci abbiamo sparso addosso una nebbia di minuscole goccioline d’acqua; i motori continuano finché ci svegliamo all’alba; adesso i laghi sono vuoti e queste sono le ultime goccioline che abbiamo. (Si può avere la pioggia, ora, in agosto?)

L’intera tenuta mostra le vigne verdi e cieli esemplari, campi racchiusi nei cerchi di alberi scuri, brillanti d’oro, e ci cammino sopra pensando che somigli a un’operetta di cui l’allestimento quasi collassi, i fondali tra poco cadono nella polvere.

– Andrea Franchetti